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Il nodo greco e il destino dell'euro PDF Stampa E-mail
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Economia - News economia
Scritto da Vincenzo Colonna   
Venerdì 23 Novembre 2012 18:50

Uno degli elementi di debolezza dell'attuale quotazione dell'euro discende dall'intricata situazione della Grecia, un paese che secondo i famosi e famigerati parametri di Maastricht non avrebbe nemmeno dovuto far parte dell'area euro e che riuscì a entrarci solo per aver, di fatto, falsificato il bilancio con l'aiuto di importanti agenzie internazionali di rating.

Tuttavia i nodi sono venuti al pettine molto presto e la Grecia, insieme a Spagna e Italia, è diventata rapidamente un punto debole per l'euro. Il problema risiede nell'immenso debito pubblico che la classe politica del paese ellenico ha accumulato in anni e anni di malgoverno, con la connivenza del sindacato e del mondo imprenditoriale. Ad un certo punto i mercati finanziari si sono accorti dell'altissimo rischio connesso all'ammontare stesso del debito e hanno cominciato a richiedere dei tassi di interesse più elevati, costringendo quindi la Grecia a richiedere ancora altri prestiti semplicemente per ripagare gli interessi sul debito.

Crisi Grecia EuroI partner europei e il Fondo Monetario Internazionale sono intervenuti tempestivamente, evitando almeno per il momento il default del paese. Sono stati elargiti prestiti di emergenza e gli investitori privati che detenevano titoli greci sono stati praticamente costretti a rinunciare ad una parte consistente del proprio investimento. Ma tutto quanto fatto fino ad ora non è bastato a scongiurare il rischio default. Solo da poche settimane il parlamento di Atene è riuscito a varare un piano di austerity che dovrebbe riportare i conti pubblici sotto controllo.

 

Ed è proprio questo piano che i partner europei più virtuosi aspettavano per dare l'avvio ad un ulteriore tranche di aiuti da 44 miliardi di euro. Una cifra immensa che dovrebbe consentire alla Grecia di pagare pensioni e stipendi oltre che rispettare doverosamente gli impegni presi con gli investitori.

Il fatto che il piano di aiuti non sia ancora stato sbloccato è più che comprensibile: i politici di stati virtuosi come Germania, Finlandia o Olanda devono spiegare ai propri cittadini come mai si troveranno, di fatto, a pagare più tasse in un momento di crisi per finanziare la spesa pubblica greca.

E' un po' come la storia della cicala e della formica: coloro che hanno risparmiato, che hanno fatto le necessarie riforme per tempo adesso si vedono costretti a pagare per coloro che invece hanno sperperato a piene mani i soldi dei loro cittadini.

simbolo euroL'aiuto europeo è assolutamente necessario, perché altrimenti la Grecia va direttamente in default e gli effetti di un default sarebbero gravissimi: primo perché molto del debito pubblico greco è ormai nelle mani della BCE, secondo perché il sistema finanziario europeo uscirebbe devastato da un'esperienza del genere. L'euro, anche se probabilmente riuscirebbe a sopravvivere come moneta, perderebbe una parte consistente del suo valore e, cosa ancora più grave, la fiducia da parte degli investitori.

L'auspicio, quindi, è che i Greci riescano a convincere i loro partner europei della loro buona fede e della volontà reale di risanare il bilancio pubblico in modo da ottenere lo sblocco della tranche di aiuti e non finire in default. Ma quando parliamo di convincere, non intendiamo convincere a parole. Ormai il tempo delle parole è finito, è durato fin troppo.

Se la Grecia vuole convincere il Mondo, deve passare ai fatti.

 

Vincenzo Colonna
Analisi Mercati Finanziari
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Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Novembre 2012 19:40
 


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